A Sarajevo occhi aperti sui diritti

Il progetto prevede la possibilità per le persone in transito di sottoporsi a visite oculistiche ed eventualmente acquistare occhiali e lenti a contatto.

Luogo: Sarajevo

Nome: Collective Aid

Hasan Avci è un giovane rifugiato turco che collabora con i volontari della Ong Collective Aid. Nell’arco di pochi mesi ha fornito presso il suo negozio ereditato dal suocero una visita medica e un paio di occhiali ad almeno 100 persone in movimento a prezzi calmierati (a carico di RiVolti ai Balcani). Quando lo abbiamo incontrato in un bar del quartiere alla periferia di Sarajevo (Ilidža) ci ha raccontato di una lettera ricevuta da una delle persone che ha supportato: “Mi ha scritto che non aveva mai usato gli occhiali prima d’ora. ‘Il mondo è bellissimo’”.


30 marzo 2022

Come prosegue il progetto? RiVolti ai Balcani fa visita ad Hasan

Incontriamo Hasan, giovane rifugiato turco nel suo negozio di occhiali View Optika. Dopo ci raggiungono Martha (Uk) e Mara (Spagna). Portiamo loro montature e lenti di una donazione privata. “Queste montature saranno utilissime per le persone di passaggio”, ci dice Hasan. Il progetto è nato perché la polizia croata, durante i respingimenti, spesso rompe gli occhiali delle persone in transito. In caso di problemi di vista, così, i beneficiari vengono visitati dal Collective Aid che fornisce una misurazione ottica gratuita. Poi è il turno di Hasan che mostra loro le montature e monta la lente più adatta al grado di diottrie. A Sarajevo, in generale, il Collective Aid si occupa di un primo screening medico (con visite anche di medici specializzati) e della distribuzione di materiale igienico. Hasan, Martha e Mara condividono la percezione che le persone in viaggio siano molte meno in questo periodo: sia per la stagione, che non favorisce gli spostamenti, sia perché si sono aperte nuove rotte l’apertura di nuove rotte, in particolare quella che passa da Romania, Ungheria e Serbia. Il trattamento della polizia croata riservato a chi transita scoraggia le persone da tentare il game dal confine bosniaco-croato: si aspettano, però, che con l’estate gli arrivi aumentino. I principali Paesi di provenienza di questo periodo non cambiano rispetto al recente passato: non più Afghanistan e Pakistan, bensì Marocco, Egitto, Algeria, Nigeria, Gambia, Iran. Martha dice che il fatto che ci siano meno rifugiati sul territorio bosniaco rende più difficile trovare fondi, perché la situazione è molto meno visibile per le organizzazioni internazionali. Hasan, infine, condivide un sentire comune della popolazione bosniaca: hanno timore della non troppo lontana guerra; nessuno vuole prendere le armi. 

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email

Newsletter

Per rimanere aggiornato su ciò che facciamo