Kompass 071 a Sarajevo

Il progetto ha permesso di ampliare e ristrutturare il daily center che accoglie e assiste i migranti in transito a Sarajevo

Luogo: Sarajevo

Nome: Kompass 071

Kompass 071 è un’organizzazione non profit bosniaca nata per dare un supporto concreto alle persone in transito nel cantone di Sarajevo. Dal novembre 2020 i volontari hanno aperto un daily center dove danno la possibilità a chi ne ha bisogno di fare una doccia, lavare i vestiti, ottenere cibo e assistenza legale. Nei primi sei mesi del 2021 sono state 7mila le persone assistite.

Per via del grande numero di persone in stato di necessità, l’associazione con il sostegno di RiVolti ai Balcani ha ristrutturato e ampliato il centro installando due docce aggiuntive e ingrandendo lo “shop” dove i migranti possono trovare cibo e altri beni di prima necessità. In questo modo si è potuto ricavare lo spazio per una “living room” e Kompass è diventato un vero “community center”, dove le persone possono sostare per riposarsi, prendere un te, caricare i loro device o fare qualche gioco in scatola.


30 marzo 2022

Come prosegue il progetto di Kompass 071? Siamo tornati da Irina e dai suoi collaboratori

Ci accolgono Ilma e altre volontarie e volontari. Anche lei conferma la riduzione del numero di persone: di qui passano circa 20 persone al giorno. In altri tempi si arrivava a 80-100 persone. Cita i due campi gestiti dall’Oim vicini a Sarajevo, ci è stata da poco: quello per famiglie è relativamente in buone condizioni, anche grazie al contenuto numero di persone che permette una più semplice gestione. Il campo dei single men invece è più complicato, nonostante siano al di sotto della capienza massima (ci sono 800-900 persone attualmente). La problematica maggiore è strutturale: le persone sono sistemate in grandi ambienti comuni. I principali Paesi di provenienza sono Afghanistan e Pakistan, ma anche Ilma conferma che gli ultimi arrivi sono per lo più di Paesi dell’Africa, con una buona componente subsahariana. Il Compass 071 è gestito totalmente da cinque studenti volontari. C’è un forte bisogno di supporto psicologico per le persone: alcune decidono di fermarsi almeno per un periodo in Bosnia ed Erzegovina perché sono esauste dal viaggio. Tanti decidono anche di tornare nel loro Paese di origine attraverso procedure di rimpatrio volontario. Spesso però sono spronati in questa decisione anche dalle organizzazioni internazionali. Da due mesi Compass 071 ha aperto una casa in Bihać dove la situazione è molto diversa, ci sono tanti squats. I locali che gestiscono il centro sono pagati, perché non trovano nessuno che vuole fare il volontario. La relazione con le istituzioni locali? I volontari rispondono: “Ignoring, it is better”. Meglio non parlarne, insomma. La reazione all’idea di un’accoglienza diffusa è ben accolta, ci sarebbe bisogno. Un punto di vantaggio, infatti, è che la cultura di coloro che arrivano e dei locali è spesso (più) vicina di quella dell’Europa occidentale, a partire dalla religione.

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